Il cimitero sotterraneo dei Cappuccini di Palermo è considerato come “le catacombe” della città. Un luogo inquietante ma da non perdere assolutamente. Qui infatti sono stati mummificati nel corso dei secoli migliaia di corpi. “Catacombe” è in realtà un termine in realtà improprio o comunque anomalo perché qui venivano riposti i corpi che si desiderava mantenere intatti con la tecnica della mummificazione. Tuttavia ancora oggi è possibile osservare mummie ben conservate di personaggi nobili Cinquecento e Seicento. I frati Cappuccini hanno come missione l'assistenza ai malati e spesso venivano chiamati negli ospedali e presso gli eserciti. Venivano così a contatto con persone povere senza famiglia ma anche ricche e nobili. Nel 1533 erano giunti a Palermo dove gli venne affidata la chiesa di Santa Maria della Pace. Essi scavarono una prima fossa dietro la chiesa ma successivamente ci fu necessità di una maggiore area cimiteriale, così altre fosse vennero create, congiungendole a grotte preesistenti. Nacque così il cimitero sotterraneo, alla fine del XVI secolo, ottenuto scavando gallerie seguendo una pianta rettangolare. Spostando i corpi dalla fossa originaria al cimitero i frati si accorsero che i cadaveri erano rimasti pressoché intatti, ciò fu motivo di grande stupore e soprattutto portò ad un aumento di richieste di sepoltura in quel luogo da parte di borghesi e nobili. Al processo di mummificazione naturale vennero associate tecniche di conservazione che perfezionarono lo stato di mantenimento dei corpi. A tutto'oggi si contano circa 8.000 corpi, posti sdraiati od in piedi, vestiti con abiti della festa e suddivisi per sesso e categoria: vi sono donne vergini con l'abito da sposa, militari in uniforme, religiosi, commercianti. In particolare la salma di una bambina di due anni, Rosalia Lombardo, che morì nel 1920,è conservata in ottimo stato (tanto da essree stata ribattezzata “la bella addormentata”, in particolare per quanto riguarda il viso; ma per la sua perfetta conservazione fu fondamentale l’intervento di un medico, Alfredo Salafia, che portò nella tomba il segreto di questo processo. Un segreto che, pensate, fu svelato solo nel 2009!
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