home  

Guida alla Città

ISOLE DELLE FEMMINE PALERMO
L'Isola delle Femmine: un nome che sa di leggenda. E una riserva naturale di grande fascino ai piedi di Palermo
L'Isola delle Femmine: un nome che sa di leggenda. E una riserva naturale di grande fascino ai piedi di Palermo

Sono molte le ipotesi sulla nascita del nome dell’Isola delle Femmine, un isolotto carico di storia e di suggestioni. Palermoexplorer vi racconta tutto..

L’Isola delle Femmine è uno dei luoghi più noti e amati dai palermitani. Ma, innanzitutto, da cosa deriva il suo nome? La leggenda vuole che sull'isolotto sorgesse in tempi remoti un carcere femminile ma gli archeologi non hanno trovato resti di carceri. Un'altra leggenda narra che il conte di Capaci s'invaghì di una donna del luogo e la fece imprigionare sull'isolotto di Isola delle femmine perché nessun altro uomo la toccasse. Ma lei non lo ricambiava e in una notte di maestrale, mentre il mare era in tempesta, si gettò tra gli scogli, morendo.

E da allora, ogni anniversario della sua morte, narra la leggenda che si sentano le sue grida provenienti dall'isolotto. Diverse leggende hanno subito il fascino esercitato dalla torre ormai in gran parte diroccata che sovrasta l'isolotto. Quella più conosciuta considera la torre come prigione per sole donne.

Ma c’è anche un’altra bellissima storia al riguardo. Si narra l’"Isola delle Femmine" fosse stato un tempo una prigione occupata solo ed esclusivamente da donne. Tredici fanciulle turche, essendosi macchiate di gravi colpe, furono dai loro congiunti imbarcate su una nave priva di nocchiero e lasciate alla deriva. Vagarono per giorni e giorni in balìa dei venti e delle onde finché una tempesta scaraventò l'imbarcazione su un isolotto nella baia di Carini. Qui vissero sole per sette lunghi anni fin quando i parenti, pentitisi della loro azione, le ritrovarono dopo molte ricerche.

Le famiglie così riunite decisero di non fare più ritorno in patria e di stabilirsi sulla terraferma. Fondarono quindi una cittadina che in ricordo della pace fatta, chiamarono Capaci (da "CCa-paci" ovvero: “qui la pace”) e battezzarono l'isolotto sul quale avevano dimorato le donne "Isola delle Femmine".

In realtà sia la torre sulla terraferma (detta Torre di "dentro", sia quella sull'isolotto, detta Torre di "fuori"), facevano parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia. Probabilmente costruite nel '400 al tempo del re Aragonese Martino il giovane.

L'isolotto di Isola delle Femmine è stato considerato sin dall'antichità e per tradizione un luogo da impiegare a scopo economico e difensivo grazie alla sua posizione e conformazione, che rende un sicuro riparo contro i venti di levante a tutte le piccole imbarcazioni.

Dal promontorio dell'isola si possono vedere il Monte Pellegrino, il promontorio di Capo Gallo, i comuni di Carini, Isola delle femmine e Capaci e si può ammirare anche l'isola di Ustica. Dato che il terreno, per la particolare configurazione del suolo, non era particolarmente adatto alla coltivazione, l'unico mezzo di sostentamento per gli abitanti della zona era la pesca. Non distante infatti in quelle acque vi era stagionalmente il passaggio dei tonni e ben presto i pescatori della vicina Capaci si organizzarono per la pesca del tonno.

Tra l'altro, risalgono al periodo ellenistico i resti di sette vasche in cocciopesto per la preparazione del “garum”, una ricercata salsa di pesce, commerciata nel Mediterraneo. Il ritrovamento nel mare antistante di ceppi di ancore in piombo, e resti di anfore puniche e romane, accresce il valore del sito. La torre, cosiddetta di "Fuori", costruita in prossimità del punto più alto dell'Isola (35 m sul livello del mare) risale al XVI secolo. Ha pianta quadrata, con spessori murari di oltre due metri. Sfortunatamente, gli eventi che hanno caratterizzato lo sbarco degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, l'incuria del tempo e l'insensibilità della classe politica hanno trasformato la torre in un rudere, il cui muro, quasi intatto, al di sopra della ripida scogliera del versante nord è ancora il volto che l'isola offre di sé al mare.

In passato l'isola era ricoperta di vegetazione tipica della macchia mediterranea. L'intervento dell'uomo ne ha modificato l'aspetto favorendo così l'utilizzo dell'isola per la pastorizia praticata fino ai tempi recenti.