La Palermo sotterranea nasconde molti segreti, qui vi vogliamo parlare delle Camere dello Scirocco e dei rifugi antiaerei, questi ultimi memorie della Seconda Guerra Mondiale. LE CAMERE DELLO SCIROCCO A PALERMO Le Camere dello Scirocco a Palermo sono particolari ambienti sotterranei artificiali scavati nella roccia, sotto i palazzi di Palermo, e soprattutto nelle ville e dimore di campagna. Lo scopo era quello di produrre fresco sfruttando la presenza di tre elementi fondamentali: la grotta artificiale, una sorgente d’acqua e un pozzo di ventilazione. Il tutto è condito da semplici processi di fisica che sfruttando lo scambio di calore acqua ed aria dovuto alla presenza dell’acqua di sorgiva all’evaporazione della stessa e all’effetto di tiraggio attraverso il pozzo di aerazione, producevano un abbassamento della temperatura dando refrigerio ai presenti mentre all’esterno la temperatura era abbastanza elevata soprattutto durante i periodi in cui soffiava il vento caldo umido di scirocco. I RIFUGI ANTIAEREI A PALERMO Ancora oggi camminando per le vie di Palermo si intravedono delle frecce blu sui muri di alcuni palazzi antichi con su scritto: “Ricovero” segnalavano il percorso più breve per raggiungere tutti i tipi di rifugio, con la relativa distanza in metri ancora da percorrere. Fra questi interessante quello del Bastione della Balata o del Papireto. Su Corso Alberto Amedeo, strada che riprende il tracciato dell’antico fossato delle mura cinquecentesche, è visibile il Bastione della Balata o del Papireto, che faceva parte assieme al bastione di San Giacomo al bastione del Palazzo Reale e al non più esistente bastione d’Aragona, al sistema murario cinquecentesco occidentale. Il Bastione ha la forma pentagonale alto tra i sei e gli otto metri. Sopra il bastione fu eretto il Palazzo del Marchese Guccia con un giardino pensile, eretto alla fine del XVIII secolo quando gran parte dei bastioni furono venduti dal Demanio ai privati. Al palazzo si accede dal vicolo Cuccia ad angolo della via Papireto a confine col convento delle Cappuccinelle dove in un locale seminterrato fu realizzata la nuova sepoltura delle monache. Il camminamento sotterraneo venne utilizzato come rifugio antiaereo nel secondo conflitto mondiale (1940-44), prima dagli abitanti del civico 5 della via Guccia, tra cui molti sfollati che, in funzione del “ rifugio” avevano preso alloggio anche nelle vecchie scuderie del palazzo. Successivamente il rifugio si allargò agli abitanti delle vicine vie Papireto, Cappuccinelle e Noviziato. Assunse così la funzione di ricovero pubblico senza che ne avesse le caratteristiche per la mancanza di una via d’uscita sicura. La custodia del sotterraneo era affidata al capo fabbricato, Don Totò, che si avvaleva dei collaboratori più giovani di lui. Il loro compito principale era quello di rendere praticabili i camminamenti o parti di essi, per consentire ospitalità ad un numero crescente di rifugiati durante le incursioni aeree; installare, ove possibile, la luce elettrica per ridurre l’uso di candele, acetilene e lumini vari che bruciavano una considerevole quantità di ossigeno, non facilmente ricambiabile.
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